venerdì 10 luglio 2009

Lettera sulla fame nel mondo


Carissimi amici,
Questa non è una lettera documento, ma solo uno sfogo.
L’unico dato certo che cito è che 800 milioni di persone nel mondo soffrono la fame (è un documento ufficiale della FAO). Ma, un conto è vedere una cifra su di un giornale e una altro è constatare in giro per il mondo le cose che accadono. E, negli ultimi tempi, ne ho viste molte.
Troppe le baraccopoli, troppi i bambini di strada, troppi i mendicanti, troppa la fame nei paesi aridi, troppa la prostituzione. Si sa, si tratta di problemi vecchi che nessuno puo’ risolvere con la bacchetta magica. Ci sono tante persone nel mondo che se ne occupano partendo da un impegno personale, per fede o per umanitarismo, e tante persone che le sostengono. E’ una constatazione. Ma in molti casi esse si trovano di fronte a mali vasti e strutturali che solo una politica mondiale di ampio respiro può affrontare e, alla lunga, forse risolvere.
Ma questo implica una presa di coscienza di chi ha cultura, denaro e potere sia nel primo mondo sviluppato che presso le elites del resto dei paesi.
Vediamo spesso invece un calare dell’impegno dei paesi ricchi verso quelli più poveri e un astio verso le persone che in qualche modo si presentano, scomodamente per noi, dinanzi alle nostre porte. Certo abbiamo bisogno di sicurezza, ma anche di accoglienza e di apertura mentale. Mai una azione difensiva soltanto ha avuto alla lunga esito positivo. I problemi occorre affrontarli di petto. Occorre che ci rendiamo conto che, per esempio in Europa, viviamo in un vero e proprio paradiso, se lo confrontiamo con la situazione di tanti paesi del mondo. Vedo ogni giorno con i miei occhi gente che sarebbe contenta di avere soltanto quello che noi quotidianamente scartiamo in abiti usati, in prodotti tecnici funzionanti. Ma obsoleti, in scarti di cibo.
Qualche giorno fa alla televisione brasiliana hanno comunicato che il presidente Lula ha firmato una legge che concede la residenza brasiliana a tantissimi immigrati clandestini ed ha espressamente sottolineato che il Brasile è sempre stato una terra di accoglienza in cui milioni di Europei hanno trovato rifugio e sopravvivenza quando in Europa le cose andavano male.
Nello stesso telegiornale, il comunicato successivo dava notizia dell’approvazione della legge italiana che dichiara reato l’immigrazione clandestina. E il Brasile non è certo un paese senza problemi! Così con tutta la mia prosopopea di europeo mi sono inchinato di fronte all’umanità di chi percepisce i problemi su scala mondiale e non solo dalla poltrona del proprio comodo salotto.
E come membro della Chiesa, sento di avere una grande responsabilità nel dovere di denunciare tutto ciò che innalza barriere tra gli uomini e di formare le coscienze al dovere della solidarietà mondiale. E’ un compito cui non possiamo sottrarci nelle nostre chiese e nelle nostre scuole anche quando ci espone alle critiche dei sedicenti cristiani benpensanti.
Paolo

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